IO e il COVID

E va bene, parliamo del covid! Ne parlano tutti, anzi non si parla d’altro, se ne parla troppo o troppo poco a seconda delle opinioni. Non si potrebbe trovare una via di mezzo? Faccio una premessa: quello che dirò potrebbe irritare qualcuno, mi dispiace e cercherò di farmene una ragione ma ognuno ha diritto a pensarla come vuole. Se ne parla troppo? Sì se per troppo si intendono tutti quei talkshow ai quali partecipa chi ha diritto a parlarne (pochi) e chi invece farebbe meglio ad astenersi (troppi). Capita così di assistere a curiosi e a volte divertenti siparietti, peccato che l’argomento trattato non sia affatto divertente. Purtroppo il risultato che ne deriva il più delle volte è quello di ingenerare una gran confusione e, nel peggiore dei casi, terrore. Anche perché, diciamolo francamente, da quando è iniziato tutto, ci hanno detto tutto e il contrario di tutto! A marzo eravamo convinti che saremmo morti tutti. A maggio ci eravamo un pochino rinfrancati… e non fate quella faccia scandalizzata evocando i camion carichi di bare! Ho sentito gente dire “meno male che muoiono i vecchi, tanto ormai hanno già dato. Meglio loro che io. Non sono io la cinica. A giugno si programmavano le vacanze incuranti delle perplessità degli esperti che mettevano in guardia contro un ritorno del virus. Ma si sa, Cassandra è sempre stata vista come una che porta sfiga, non gode di molte simpatie. E così abbiamo aperto le stalle e… tutti al mareee, tutti al mareee, a mostrar le chiappe chiareee…le mascherine? Un optional. Gli assembramenti? Ma dai, è tanto che non ci troviamo tutti insieme… che ne dite di una bella mangiata fuori porta? Ma che ce frega ma che c’emportaaa…

Poi è arrivato settembre e ci siamo risvegliati, toh ma guarda un po’, Cassandra aveva ragione! Il resto è risaputo. Ora io ho una mia teoria. Ho sempre detto di essere fatalista e continuo ad esserlo, se un fatto deve succedere succederà, non ci sono santi che tengano. Possiamo cercare di combatterlo per limitare i danni, è ovvio che non possiamo restare impotenti a guardare, ma lui sarà comunque passato come un ciclone nelle nostre vite. Quante volte abbiamo sentito dire che tante epidemie sono state debellate per sempre? È una balla! Solo il vaiolo è stato debellato per sempre (forse). Le altre esistono ancora, immerse in una sorta di quieta sonnolenza in attesa di un momento propizio che consenta loro di svegliarsi ed esplodere in tutta la loro dilagante contagiosità. Il momento propizio può essere per esempio una particolare condizione meteoclimatica/ambientale come l’inquinamento atmosferico associato a pioggia, neve e umidità. A tale proposito Leonardo Setti dell’Università di Bologna, ha così commentato: “Le alte concentrazioni di polveri registrate nel mese di febbraio in Pianura Padana hanno prodotto un’accelerazione alla diffusione del Covid19. L’effetto è più evidente in quelle province dove ci sono stati i primi focolai”.

Ricordo di aver affermato in un mio post precedente che vedevo il covid come una sorta di intervento della natura contro l’irresponsabile comportamento dell’uomo nei confronti del pianeta. Forse la mia sarà una visione romantica ma mi piace pensare che sia così. Non so nel resto d’Italia ma qui a Bologna finalmente si respira, il cielo è pulito, il traffico è meno intenso. Certo ci sono i contagiati e i morti ma spetta a noi occuparcene. Se ci fossimo comportati meglio forse non saremmo qui a parlarne. Mi preoccupa un altro aspetto della cosa, si sente spesso dire “ritorneremo alla vita di prima” . Ma come si può pensare un’idiozia simile se è proprio la vita di prima che ci ha portato a tutto questo? Temo che se non capiremo questo continueremo a tirarci addosso altre pandemie nascoste in standby in attesa di un fattore scatenante per uscire allo scoperto e sicuramente meno “indulgenti” del covid19.

Quindi viene logico supporre che svariati altri virus rimangano silenti per molto tempo e possano “scoppiare” da un momento all’altro.
Ma non solo: se legato alle condizioni meteo climatico/ambientali, come abbiamo visto precedentemente, a questo punto il coronavirus potrebbe non essere direttamente collegato alla respirazione o quanto meno non diffondersi per mezzo di quest’ultima, ma tramite altri fattori, che ad oggi potrebbe essere tanti, troppi da identificare senza un’accurata e lunga ricerca.

Vale la pena di rifletterci su.

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