L’era delle bovazze

Mia figlia pende letteralmente dalle labbra di mia madre. Non le sta raccontando una favola, sta parlando di quando lei era bambina e di come si viveva allora. Ascolto e rifletto, non si tratta del Medioevo, mia madre è del 48 eppure sembra stia parlando di un tempo lontano anni luce. La parte che le piace di più e quella delle “bovazze”. Spiego, dalle nostre parti le bovazze sono gli escrementi delle mucche, termine poi esteso a quelle dei cavalli. Infatti non ho mai sentito parlare di “cavallazze”. Quando mia madre era piccola circolavano pochissime auto, però c’erano molti carretti, chiamati birroccio o barroccio, tirati da cavalli da tiro, bestie robuste e rotte a tutte le fatiche. Bestie che naturalmente defecavano per la strada senza tanti problemi. Francamente penso fossero meglio le bovazze dei gas di scarico… Rifletto e mi chiedo : che mondo lasceremo ai nostri figli? Le notizie sono poco rassicuranti ma voglio soffermarmi sulle piccole cose di tutti i giorni. Quello che abbiamo fatto noi da piccoli e che i nostri figli non faranno mai. La tecnologia ci ha portato sicuramente dei vantaggi ma priverà i nostri figli di momenti irrinunciabili. Ad esempio le corse in bicicletta nelle stradine della campagna circostante, incuranti dei ciottoli che causavano cadute disastrose, così che quando tornavamo a casa con i ginocchi sbucciati e sanguinanti la mamma ci puniva. Mia figlia non saprà mai il gusto sottile del furto delle ciliegie mentre la tua amica fa il palo…e le fughe a gambe levate per evitare l’ira funesta del contadino padrone delle ciliegie. E scoprire poi che è un caro amico di tuo padre. E lo sgattaiolare furtivo nei pomeriggi d’estste mentre i genitori fanno il pisolino pomeridiano per andare in bicicletta al fiume a fare il bagno. Ma soprattutto, lasciatemelo dire, non conosceranno il gusto trasgressivo e provocatorio delle parolacce. Mia madre mi disse che una volta, avevo 5/6 anni, tornai a casa con un’aria trionfante annunciando che avevo imparato una poesia. Poesia che diceva pressapoco cosi:

“A me piace la merda scuacquera che si spatatacquera da capo a piè ecc…”

Mi beccai un ceffone da mia madre e rimasi in castigo. Certo la reazione fu esagerata, sappiamo benissimo che il bambino è come una spugna e assorbe tutto. Le prime parolacce sono una tappa fondamentale e tu puoi evitare di dirle ma tuo figlio le sentirà fuori. Ma di questi tempi che senso ha proibire le parolacce? Sono diventate di uso comune, anzi hanno sostituito le parole che usavamo fino all’altro giorno. E le dicono tutti, le senti per strada, in TV, ovunque. Sono state sdoganate. Non approvo personalmente anche se ammetto che qualcuna scappa anche a me. Ma non voglio che mia figlia prenda l’abitudine, le dirò che se una volta dire le parolacce era trasgressivo e quando la trasgressione diventa conformismo che gusto c’è?
https://youtu.be/yUTAXu5cyFg

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2 pensieri riguardo “L’era delle bovazze

  1. Pochi giorni fa dicevamo con mio marito: noi, nati all’inizio degli anni ’80, abbiamo fatto in tempo a vedere il “vecchio” mondo, magari già residuale ma ancora presente. Le mie figlie non salteranno mai sulle balle di fieno dal piano alto del fienile, non gireranno da sole per le strade prima dell’adolescenza, non scopriranno per caso sentieri misteriosi…
    E sono i più bei ricordi della mia infanzia.
    (In bergamasco comunque si chiamano buàse)

    1. Bovazze o buåse sempre di cacca si tratta che comunque è preferibile alla cacca che ci circonda oggi è intendo proprio TUTTA! Spesso mi dico che forse siamo troppo ansiosi, dopotutto anche i nostri genitori si ponevano gli stessi interrogativi

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