A Newton cadde una mela sulla testa…

…e voi tutti sapete il parapiglia che ne derivò. A me qualche giorno fa, mentre sistemavo dei vecchi libri su uno scaffale, è caduto sulla testa un grosso scatolone pieno di fotografie. Lo scatolone si è schiantato sul pavimento lasciando uscire tutto il contenuto, una marea di foto sparpagliate dappertutto. Sono rimasta perplessa per qualche minuto, ora avrei dovuto raccogliere tutto, rimettere in ordine…sono molto pignola e precisa. Mi ci sarebbe voluto parecchio tempo. Ma non era questa la mia preoccupazione più grande. Sapevo benissimo che mi sarei soffermata su ogni foto a ricordare, riflettere e, perché no, a rimpiangere. È inevitabile, non c’è niente di più incauto che guardare le vecchie foto; incauto perché non sai che stai calpestando un terreno minato. Se da una parte infatti fa piacere rivedere e rivedersi, dall’altra si finisce per cadere nel tranello dei rimpianti per poi concludere con “come si stava bene allora”. E forse non abbiamo tutti i torti. Sarà per questa atmosfera cupa che ci circonda, sarà perché il tempo sta passando troppo velocemente ma a volte vorrei tornare indietro. Lasciamo perdere queste paturnie e raccattiamo le foto. Tanto non ci vorrà molto. Infatti non c’è voluto molto, c’è voluto moltissimo. Innanzi tutto sono arrivati Luca e Letizia, manca il più grande, ma quello ha ormai 18 anni e sta sempre appiccicato alla sua Cecilia, giovane promessa del rugby femminile italiano

Gli altri due, Luca ha 14 anni ed è un ragazzino pieno di interessi, scrive sul giornalino della scuola che frequenta articoli al vetriolo anche di carattere politico… come sono precoci i ragazzini moderni…Letizia, non fatevi ingannare dal nome, è una bisbetica incredibile, a volte l’attaccherei al muro tanto me le fa girare, e ha solo 5 anni. I due malvagi hanno cominciato a rovistare tra le foto facendo commenti sarcastici e soffocando dalle risate si scambiavano giudizi impietosi. ” Mamma, ma eri tu questa??? ” É risaputo che per i figli noi genitori non siamo mai stati giovani. Guardo quelle foto anch’io e mi viene il magone!

Estate 1995.Prime vacanze importanti da sposata, sposata da poco e niente figli ancora. Una pacchia! Io e mio marito abbiamo sempre fatto campeggio passando dalla canadese rasoterra a quella un pò più alta, poi al carrello-tenda poi la prima roulotte subito rivenduta per approdare finalmente al camper! Ed ecco le prime vacanze importanti, destinazione … la Sicilia! Non eravamo solo noi questa volta, c’erano altri due camperisti. Tutti quanti eccitati …ragazzi, stavamo per partire per la Sicilia, altro che il camping Zadina o Casal Borsetti da noi chiamato tout court CB… (dove vai al mare? Vado a CB… vuoi dire Campobasso? Ma no ignorante, Casal Borsetti, lidi ferraresi, scusate se è poco). Sì d’accordo, il posto non era certo le Maldive ed era bombato di zanzare fino all’inverosimile ma suonava bene dire “Vado a CB… dava un certo tono upper class. Invece stavolta saremmo andati in Sicilia! Con la cognata, suo marito e figlia e un amico con famiglia. Naturalmente un viaggio del genere andava accuratamente pianificato in tutti i particolari per non lasciare nulla al caso. Di questo si occupò mio cognato che nell’entourage dei taxisti era conosciuto col soprannome di Alpitour. Programmare era la sua ragione di vita, programmava anche a chi faceva solo un salto a Casalecchio di Reno o a San Lazzaro di Savena (amene località dell’hinterland bolognese). La Guida Michelin umana iniziava due mesi prima a consultare piantine, carte stradali, elenchi di campeggi con relativi prezzi, km, tavole calde, trattorie dei camionisti, aree di sosta per camper con la possibilità di scaricare le acque nere e grige, insomma non tralasciava niente, non so se avete mai visto il film di Verdone “Bianco rosso verdone” Furio il marito di Magda, quella che diceva non ce la faccio più. Beh mio cognato è così e vi assicuro che passare le vacanze con un tipo simile è un’esperienza indimenticabile. Un pò come affrontare un corso di sopravvivenza o arruolarsi nei Marines , se resisti non c’è più niente che ti possa spaventare. Noi andavamo con loro perché in fondo ci faceva pena mia cognata e cercavamo così di portarle un pò di conforto, di alleviare le sue sofferenze. La poveretta infatti era sottoposta ad uno stress tremendo e più di una volta aveva cercato di sparire facendo perdere le sue tracce, per esempio durante un viaggio in Marocco girovagando in un suk arabo. Facevamo questo ragionamento: lei già lo deve sopportare tutto l’anno, noi no. E giusto dunque condividere questa avventura. In un certo senso facevamo volontariato.

Io assistevo a tutta la preparazione della cerimonia e prendevo appunti. Appunti sul comportamento dei personaggi che avrei poi sviluppato in una relazione… forse. Comunque finalmente arrivò il giorno della partenza, tutto era pronto, Alpitour aveva passato i due mesi precedenti a riempire il camper di scatolette, barattoli, provviste di ogni genere compresi sale zucchero e acqua. Gli feci notare che da tempo ormai la Sicilia era civilizzata, i nativi non portavano più il gonnellino di frasche. Più che per le vacanze sembrava che partisse per portare aiuti al terzo mondo. Partimmo un venerdì pomeriggio ma invece di entrare in autostrada subito facemmo sosta dai genitori dell’altro camperista, Dino. A fare che? A caricare due sacchi grandi colmi di prodotti dell’orto di papà e mamma, vale a dire due sacchi di pomodori San Marzano più un sacco di carote cipolle sedani assortiti più una cassetta piena di peperoni e melanzane. A questo punto sbottai:”ma è magnifico! Chissà come saranno felici gli autoctoni quando vedranno tutte queste belle cose a loro sconosciute!” Ma Dino fu irremovibile, portammo tutto con noi, non potevamo offendere la sensibilità e la generosità dei suoi genitori.

Finalmente imboccammo l’autostrada ma poiché tra un inciampo e l’altro s’era fatto tardi, ci fermammo a Falconara Marittima per mangiare e per passare la notte. Inutile dire che mangiammo pasta al pomodoro e verdure grigliate miste. La moglie di Dino fece notare quanto fossero maturi i pomodori… il giorno dopo ripartimmo sotto un sole cocente che dardeggiava con arroganza sui pomodori e le verdure tutte. Ma eravamo nei pressi di Porto S. Elpidio, dove abitava la sorella di Dino, vuoi non passare a salutarla? Ricordo che dissi “speriamo non abbia l’orto”.

L’aveva…l’aveva…
https://youtu.be/1V_xRb0x9aw

6 pensieri riguardo “A Newton cadde una mela sulla testa…

  1. Una tranvata in testa, un fulmine a ciel sereno, la consapevolezza dell’attimo di lucidità dell’acolista. Quell’istante che ti rendi conto di qualcosa che ti era sfuggito, del passato che torna, rivivendo bei momenti o comprendendo i tuoi errori. Fortunatamente erano solo foto di una bella vacanza, nessun scheletro nell’armadio…

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