Cucina surrealista 

Quella che vedete è una tela di Joan Mirò, pittore, scultore e ceramista spagnolo, esponente del surrealismo. Questo è l’input.

Domenica  sono stata ad un pranzo tra colleghi, lo facciamo tutti gli anni al rientro dalle ferie. Si spettegola, si sfoggiano le abbronzature,  si criticano i colleghi e le colleghe (guarda l’Armida… sta malissimo così abbronzata, dimostra 1o anni di più!). Naturalmente l’Armida ha  un’abbronzatura degna della reclame dei migliori prodotti solari e se ne frega delle malelingue perché è attorniata da un nugolo di maschi arrapati. Lo stesso dicasi per Ettore che sfoggia un’abbronzatura da urlo, mentre i bicipiti palestrati premono contro la leggera stoffa della camicia bianca. Sono pranzi questi dai quali sono esclusi i rispettivi consorti e quindi c’è sempre qualcuno/a che ne approfitta per guardare  in giro…come l’Armida che fa l’allumeuse cinguettando  con la bocca a  culo di gallina. E come Ettore che si pavoneggia ben conscio dell’effetto che la sua virilità produce su alcune signore che lo trovano “cosí selvaggiamente maschio”. 

Finalmente si va a tavola! Mi guardo attorno e arpiono al volo Giuseppe. Gli chiedo di sedersi vicino a me, Giuseppe è un bravissimo endocrinologo, è intelligentissimo, colto, divertente ed è bellissimo, così bello da far impallidire Ettore, è un diamante tra fondi di bottiglie… dimenticavo, è  gay. Ci sediamo dunque, io sono affamata, per un  momento penso di addentare un crostino, ma poi rinuncio, non voglio guastarmi il pranzo. Ma ecco gli antipasti, sono sui carrelli spinti da due camerieri, uno di loro sembra Lurch, il cameriere degli Adams. Osservo il piatto di un bianco accecante, in tutto quel biancore c’è una foglia di lattuga accartocciata pudicamente su se stessa, come se si vergognasse,  che accoglie nel suo interno  uno schizzo di mayonnaise light, difronte una barchetta costituita da un mezzo uovo sodo sul quale giace un velo di peperone grigliato. Il tutto disposto artisticamente e con una spruzzata di salsa al curry. Perplessa sbircio  i piatti dei vicini, tutti uguali, tante fotocopie. Incrocio lo sguardo di Giuseppe il quale cerca di consolarmi ma si capisce benissimo che non crede a quello che dice. Ma sì, facciamoci coraggio, è solo un antipasto, il primo, probabilmente ci porteranno quegli stuzzichini sfiziosi che mi piacciono tanto… anzi è meglio che non esageri o non sarò in grado di mangiare il resto. Fiduciosa faccio piazza pulita nel piatto e bevo un pò di vino, ci vuole proprio per ingoiare quella porzione esagerata! 

Arrivano i camerieri solerti per ritirare  i piatti sporchi. Mi rivolgo a Lurch speranzosa… “che cosa passa il convento dopo?” Quello senza neppure guardarmi risponde glaciale: “consommè royal “. Stikazzi! Non mi dice niente il consommé, tiro per la manica il cameriere e gli chiedo: “e che c’è dentro, i tortellini?” Questo mi trafigge col suo sguardo laser e mi fa: “il consommé royal è una ricetta resa famosa dalla scrittrice Karen Blixen che ne parla nel suo libro “La mia Africa”. Ci vogliono due tuorli d’uovo, un uovo intero, duecento grammi abbondanti di brodo di carne, sale e pepe di cayenna in grani. Si sbattono i due tuorli, si unisce poi l’uovo intero e, in un secondo momento, il brodo di carne con il sale e con il pepe. Poi si mette tutto a bagnomaria in un recipiente pieno di acqua bollente nel forno  a trecento gradi, ma attenzione, non dovrà mai  bollire e sulla sua superficie non dovranno mai formarsi piccole croste. Cotto il tutto, si dovrà far raffreddare,  poi si taglierà  con molta attenzione. I pezzetti si uniranno al brodo.” È dopo questa lezione spicciola se ne va, non senza prima avermi gratificata di uno sguardo carico di disprezzo misto a commiserazione..  Giuseppe ridacchia e intanto arriva il fumoso e bollente consommé royal secondo la ricetta di Karen Blixen. La ciotola non è molto grande, cerco disperatamente nel brodo i dadolini… niente, non li trovo, s’era capito che per i tortellini non c’era speranza ma i dadolini me li aveva promessi. Finalmente tre dadolini emergono dal fondo della ciotola, hanno l’aria spaurita.  Chiamo il cameriere : “scusi, gli altri dadolini dove sono? Li ha tenuti la Blixen?” Dal tavolo si levano risate al mio indirizzo. A questo punto non mi resta che risolvere il problema a modo mio, prendo alcuni crostini e li spezzo nella ciotola. Il consommé sarà meno royal ma sicuramente più appetitoso. Gli altri commensali osservano indecisi poi seguono il mio esempio, incuranti dello sguardo inorridito dei camerieri.

Beh quella che vedete è una zuppa di patate con prezzemolo che non c’azzecca nulla col consommé ma mi piace di più…

Ma non è finita… ecco arrivare un risotto  ai mirtilli e scamorza affumicata… nessuno ha il coraggio di assaggiare, Non perché non ci fidiamo; la fame è tanta, ma perché è impiattato così bene che quasi ci dispiace rovinare quel capolavoro, sarebbe come sfregiare con una lametta la Gioconda. Chissà quanta fatica deve essere costata allo chef quell’opera d’arte.

 Poi due commensali decidono di profanarla , ma lo fanno con mano malferma,  ben consci di compiere un sacrilegio. Portano il boccone alla bocca in un silenzio carico di ansia febbrile quasi palpabile. Ansia che si sgretola subito davanti all’espressione disgustata dei loro volti. Il panico si impadronisce di noi, serpeggia il malcontento,  qualcuno si chiede chi è il mascalzone che ha caldeggiato  quel ristorante. Naturalmente il mentecatto non si palesa, sa che rischia la lapidazione in cucina. Bisogna comunque venirne fuori. Riecco i camerieri col carrello colmi di piatti . Diamo un’occhiata piuttosto preoccupati..chiediamo lumi su due “composizioni artistiche”. Una si  chiama  “All  black”, nido di spaghetti al nero di seppia e caviale; l’altra “polpo croccante in due consistenze di caciocavallo e…” scusatemi ma non ricordo la seconda consistenza; c’è un limite a tutto!

 Mi rivolgo al cameriere dagli occhi di ghiaccio e gli dico: “abbia pazienza, io, e con me tutti gli altri, quando decidiamo di andare al  ristorante; non vogliamo abbuffarci come maiali all’ingrasso ma semplicemente gustare qualcosa di buono in compagnia,  niente di complicato o elaborato,  solo qualcosa che ci faccia sentire a posto e soddisfatti.  Inoltre; e qui parlo per me, io sono tradizionalista e bado più alla sostanza che all’apparenza.  Mi piace la cucina tradizionale,  quella mediterranea e confesso di essere diffidente nei confronti della nouvelle cuisine. Questi piatti sono artisticamente impeccabili ma non mi stimolano l’appetito . Inoltre mi sembra di rovinare un quadro prezioso.  Ma li guardi, sembrano tele di Mirò !  Vuol mettere invece un bel piatto di tagliatelle al ragù? ” Il cameriere ha il volto in fiamme, mi incenerisce con lo sguardo e sibila: “questi piatti sono stati creati da uno  chef famoso! C’è chi si taglierebbe una mano pur di  assaggiarli! ” Ribatto:”a me le mani servono entrambe per cui veda in cucina se c’è qualcosa di più plebeo che possa satollarci”.

Sdegnato Lurch se ne va. Abbiamo mangiato tagliatelle, carne alla griglia, patate al  forno e insalata mista…alla faccia della nouvelle cuisine! 

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Pensate quello che più vi piace. Per me è ininfluente

5 pensieri riguardo “Cucina surrealista 

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