Cronache da Paturnia – storie di ordinaria follia

Veniamo al sodo. Nelle camere ci si può trovare di tutto, un campionario incredibile di varia umanità. Non aspettatevi descrizioni di casi pietosi, quelli li potete trovare da Barbara D’Urso. Ho avuto modo di osservare diversi personaggi veramente singolari e intendo descriverli. Ci tengo a precisare che non c’erano pazienti con patologie gravi o in pericolo di vita, non mi sarei mai permessa di scherzare su di loro, ma solo individui ricoverati per operazioni banali capaci di ingigantire il minimo problema. In linea di massima erano persone capaci di trovare il pelo nell’uovo. Ogni camera aveva la tv ma tutte le sere si scatenavano bagarre per stabilire i turni, chi voleva vedere un programma, chi un altro … Naturalmente c’era chi la prendeva sempre persa per evitare discussioni. Un gruppetto di vegliarde piuttosto arzille aveva approntato in un angolo della loro camera un tavolo verde e tutte le sere organizzavano tornei di poker, scopone scientifico, tressette. Ma il gioco più gettonato era senz’altro il burraco. Giocavano fino a tardi arrabbiandosi con la partner perché aveva chiuso troppo presto mentre lei aveva appena preso pozzetto. Insomma pareva quasi di essere a Las Vegas. Naturalmente non si curavano affatto di giocare in silenzio per rispetto agli altri degenti che volevano riposare. E così era tutta una lamentela. Ma le vegliarde
rispondevano alle proteste spernacchiandole sonoramente.
C’era poi il paziente “io io fortissimamente io”. Credo che esista in tutti gli ospedali, è quello che si appende al campanello e invia alla guardiola disperati e strazianti SOS. Non dà tregua e quando si accorge che nessuno gli da ascolto, comincia con le minacce più o meno velate: “sarà meglio che qualcuno si decida a venire a vedere che cosa sta succedendo nella camera B11. Se non lo fate potrebbe succedere qualcosa di brutto a questo ospedale…voi non sapete chi sono io, non sapete con chi avete a che fare. Mi basta fare una telefonata a chi so io, dalle parti di Casal di Principe o anche di Palermo. Una telefonata sola e tutto questo reparto piangerà … questo reparto e tutto l’ospedale piangeranno… è anche tutta Bologna piangerà … a questo punto, visto che nemmeno le minacce hanno ottenuto la benché minima attenzione, ecco che il paziente piuttosto spazientito passa alle offese pesanti a sfondo sessuale:
“Troie, puttane! Andate aff…”!
Ho omesso le espressioni più volgari e pesanti ma voi siete liberi di provarle tutte. Finalmente l’infermiere crolla e si reca nella B11, ha la fronte aggrottata, gli occhi iniettati di sangue, il respiro di un rotweiler incazzato ed impugna un machete. Entra nella stanza e chiede con voce rotta dalla tensione nervosa:
“Che succede dunque?”
Il paziente gorgoglia timidamente: “sento un ronzio, credo sia entrata una mosca. Potrebbe scacciarla, per favore?”
È tutto per ora, la prossima volta tocca agli infermieri, perché anche tra di loro si nascondono personaggi incredibili …

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Pensate quello che più vi piace. Per me è ininfluente

5 pensieri riguardo “Cronache da Paturnia – storie di ordinaria follia

  1. Siete riuscita a fornire uno spaccato, abbastanza, adeguato allo stato in cui versa la struttura sanitaria in Italia. Assenza di regole (e quando presenti, le stesse vengono disattese con zelo).
    Intanto avete analizzato con puntiglio uno dei problemi, vogliamo vederli?
    Il primo problema concerne i volumi delle risorse messe a disposizione dello Stato specie alla luce delle diverse manovre correttive sui conti pubblici . Volumi che sono diventati dei Bignamini (Vi ricordate il Bignami?). Di volumi nulla, ma diu “massa” tanta. Il precedente P.d.Consiglio (e ci riferimmo, con tale espressione, a quello votato democraticamente – che possa piacere o no) Silvio Berlusconi, che fece un vero marasma. Nell’intento di creare un po’ d’ordine nella Sanità, compì uno scempio. Ci ricordate la figura del para-medico? Beh, prima li fece diventare tutti “infermieri”, poi li mortificò sfrondandoli come OSS (ma nei servizi neuropsichiatrici, ovvero i dedicati, li illuse su una non meglio identificata promessa di trasformarli e condurli al terzo anno di S.Infermieristiche).
    Che dire dei dottorini?
    Il taglio ha beccato anche loro: specializzazione=zero e impegno tanto.
    per cui, verosimilmente, adesso abbiamo un quadretto niente male: OSS delusi, malpagati che fanno da infermieri (non possono ma lo fanno);
    Personale infermieristico ridotto al lumicino;
    medici oberati di responsabilità penali, zero affiancamenti.
    La nostra esperienza, come detto nel vostro articolo precedente, fu di ordine professionale e si svolse nell’arco di diciotto mesi a:
    Filippo Saporito di Aversa;
    Castiglione delle Stiviere;
    Reggio Emilia.
    L’impegno venne svolto per conto dell’Associazione Antigone e possiamo confermarvi che le situazioni, come venne dimostrato, erano pessime sotto tutti i profili. Certo che, quanto da voi descritto, riguarda il “quotidiano spicciolo”, ovvero piccole crisi d’identità di una società malata, ma nulla va sottaciuto o frainteso.
    basterebbe poco, veramente poco.
    Per chiudere, ci fece sorridere la frase del paziente e della mosca.
    E’ una grande fortuna se, meno male, non svolgiamo la professione presso la branca Sanità.
    Il paziente sarebbe diventato, nell’immediato, il defungente.

    🙂

    Abbiate, mia signora, le nostre cordialità più presenti.
    Au revoir

    1. Mio caro, devo molto a Berluskazzo (pardon, quando parlo di lui divento lirica). È per merito suo che mi sono fatta conoscere sia agli splinderiani che ai wppisti. Il solo pensare a lui mi provocava un disagio interiore conosciuto anche col nome di colite. Se poi mi capitava di vederlo in TV, cosa che capitava frequentemente vista l’indole schiva e incline all’isolamento del personaggio, le lotte intestine dentro di me raggiungevano l’acme per cui inevitabilmente si compiva il fato! In questo contesto è chiaro che la mia mente si esaltava in modo esponenziale e trovava concetti sublimi per esprimere tutta la sua ammirazione e stima per quel fior di mascal… cioè fior di maschia e fulgida ŕettitudine, per quel gran figlio di p…opera donna che chissà quali e quanti sacrifici deve aver fatto per farlo diventare così! È proprio grazie a lui che sono nati i miei post migliori e voi vorreste che lo rinnegassi? Dopo tutto quello che ha fatto per la Sanità e non solo? Vile e ingrato! Per punizione direte quattro Paternoster a Dio, cioè a Lui.

      1. Cosa vorreste dire, mia signora, che per superare il nostro leggendario problemino di stipsi, dovremmo affiggere, presso il nostro studio un’immagine del Vostro affezionato?
        Declinammo l’offerta preferendo, indiscutibilmente, il nostro problema.
        Abbiate, lady Suzie, le nostre più profonde cordialità.

        PS: Be inform that we are Laicist. Very very agniostic rationalist: in fact laicist.
        Profondamente dispiaciutoi e addolorati nel non potervi esaudire con padre nostro et affini, ci congedammo.

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