Concludendo …

… mi rendo conto che sono uscita un pò dal seminato ma non mi dispiace affatto. Riprendo il discorso, non senza prima aprire una parentesi musicale …

Questa è la canzone che lanciò Celentano soprannominato “il Molleggiato” e guardandolo si capisce perché. Mia madre mi racconta che Celentano ed altri cantanti che sbocciarono in quel periodo trovarono un pubblico un pò perplesso, il genere musicale ascoltato in Italia era il melodico tradizionale fatto di “mamme più belle del mondo”, “vecchi scarponi”, “grazie dei fior” e altre storie deprimenti che vi risparmio. Celentano & co. rivoluzionarono il panorama musicale italiano e molti arricciavano il naso e trovavano le loro esibizioni eccessive … ECCESSIVE? Caspita, guardo il video e penso: se erano eccessivi questi che dovremmo dire di Jimmy Hendrigs o dei Doors, tanto per citare due a caso. Comunque l’Adriano tira avanti con un’altra canzoncina che incontra molto …

Beh, io più che Molleggiato lo definirei tarantolato.
Comunque è evidente che niente e nessuno avrebbe più fermato la rivoluzione musicale che accompagnava di pari passo la rivoluzione industriale, il progresso. Dopo la fine della 2a guerra mondiale si pensava a ricostruire, migliorare, a fare insomma. Case, fabbriche, occasioni di lavoro proliferavano e la gente era presa da questa atmosfera di ottimismo. E come dar loro torto? Dopo una guerra bisogna ricostruire, pensare ad un futuro migliore dove ciascuno possa avere le sue opportunità. Che poi nell’ingranaggio ci fosse qualche rotella che non funzionava bene la gente lo avrebbe capito negli anni a venire, allora tutto sembrava indirizzato verso un futuro radioso …

Ma tutti i nodi vengono al pettine. Bisogna riconoscere però che noi siamo creature bizzarre, attorno a noi può succedere il finimondo, purché non venga toccato il nostro piccolo universo privato. Oltre al progresso, al lavoro e al benessere c’erano anche note stonate, la guerra fredda, la crisi di Cuba , il muro di Berlino, il Vietnam sono solo alcune di queste. Se ne parlava alla radio e in TV ma senza mai sottolineare troppo, e così la gente metabolizzava rapidamente ed in modo indolore … il Vietnam? Ma dov’è?

Sorpresa! Non poteva mancare Elvis the Pelvis, devo confessarvi che mi sta antipatico, anche se non lo metto in discussione come artista.

Ma ammettiamolo, noi siamo fatti cosi finché non ci pestano i piedi, finché la cosa non ci colpisce perché dobbiamo metterci dei problemi? Continuiamo ad ascoltare musica …

Poi gli eventi si sono succeduti sempre più in fretta, e con loro la musica, che cominciava a denunciare situazioni sociali e politiche finora passate in secondo piano…

Tre grandi artisti presentati da un giovanotto che farà molta strada nel cinema, Jack Nicholson.

Ormai la contestazione aveva preso piede ovunque, un pò meno in Italia dove veniva praticata da un certo numero di intellettuali e dagli studenti spesso più come una moda da seguire. E poi avevamo le Brigate rosse e quelle nere e gli anni di piombo. Gli scricchiolii erano sempre più frequenti.

La crisi petrolifera del 1973 fu la prima battuta di arresto, come quando arrivati in cima ad un dirupo invece di trovarti davanti un solido ponte per superare il baratro, ti trovi davanti un traballante ponte tibetano. Allora provi un attimo di smarrimento e ti chiedi se qualcuno ha barato. Poi, siccome è nella nostra natura essere ottimisti, attraversi il ponte e ti accorgi che dopo tutto si va avanti lo stesso. E riprendi a fregartene, perché la tua casa è lì davanti a te, il tuo cane ti corre incontro, tutto è a posto dunque…

Purché non ci tolgano quelle istituzioni nelle quali crediamo, che sono i nostri pilastri, noi continuiamo ad andare avanti sorridendo, perché siamo convinti che tutto quello che ci sta succedendo attorno non i coinvolgerà e non sconvolgerà le nostre abitudini. Poi si vedrà, arriveranno i nostri a salvarci …

Sono arrivata al punto, molta gente conserva di quegli anni un’idea distorta, edulcorata da un atteggiamento miope e menefreghista e cioè che c’erano casini in giro, ma noi eravamo come sospesi in una bolla privilegiata a guardare di sotto, convinti che a noi non sarebbe mai successo.

Ma ora ci siamo in pieno, tocca ballare anche a noi, tutto sta andando a rotoli. Non sappiamo dove appoggiarsi e ci manca la terra sotto i piedi. Non abbiamo punti di riferimento è non abbiamo un futuro. Ci stanno portando via tutto.
Mia madre non mi cantava le ninne nanne né mi raccontava favole. Mi addormentavo con i Pink Floyd e mia nonna si scandalizzava perché la definiva “la musica del diavolo”. Mi svegliavo a volte con gli AC/DC, oppure i Rolling Stones o i Led Zeppelin e tanti altri che non sto neppure a nominare. Mi chiedo allora se questa preferenza non sia dovuta semplicemente al fatto che mi riporta ad un periodo per me incantato, o piuttosto al timore e conseguente rifiuto per uno stato di cose angosciante, pertanto la mia musica preferita funge da rifugio-simbolo di un periodo tutto sommato più felice di questo? O è semplicemente più bella?

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Autore:

Pensate quello che più vi piace. Per me è ininfluente

Un pensiero riguardo “Concludendo …

  1. D’accordo. Sono mesi che non vengo a trovarti, vogliamo dire che sono unop stronzo? Lo sono.
    Ma vedo che come al solito, un articolo ben costruito e pieno di stimoli passa liscio come un bicchiere d’acqua nell’indifferenza generale. E come no! Meglio discutere delle cosce di Belen e delle nuove(?!) proposte sanremesi. Viva la blogosfera sempre e comunque.
    Buona la scelta dei pezzi ( ci si potrebbe dilungare per le prossime sei settimane e oltre) potremmo discutere per anni di cosa fu la musica e il rock dal punto di vista sociale ed esistenziale in quegli anni irripetibili…potremmo. Ho scritto tempo fa un post su questa sensazione, lo riproporrò e spero che tuvenga a leggerlo, proprio tu perchè hai l’orecchio e il cuore adeguato.

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