1° maggio, il PCI e riflessioni varie

1° maggio, festa dei lavoratori, almeno quelli che hanno la fortuna di avere ancora un lavoro. Per gli altri ancora non si è trovato un giorno in cui poter collocare la festa.  Di sicuro però hanno un santo protettore che è san Fottuto, protettore di tutti i disoccupati, gli esodati, gli sfigati e coloro ai quali la festa l’hanno già fatta questo governo e quelli precedenti.
Come tutti gli anni è previsto  il pranzo in una trattoria fuori porta, è una tradizione del clan di mio marito alla quale non si sfugge ed alla quale non posso sottrarmi anche se per me si risolve in sbadigli da record. Questo perché, avendo sposato un uomo che ha parecchi anni più di me, i cognati veleggiano tutti dai 65 in su, hanno un’altra visione della vita, sono molto tradizionalisti e mi giudicano “simpatica ma un pò eccentrica “, sia perché la conversazione verte sempre sui soliti argomenti, pettegolezzi su questo è su quello, i figli e i nipoti, la coperta all’uncinetto, insomma roba densa di significati profondi. Non pretendo di uscire con Massimo Cacciari ma perlomeno si potrebbe tentare qualche incursione in argomenti più stimolanti.
I miei cognati però presi uno per uno offrono spunti interessanti. Mi piace parlare un po di loro… per esempio hanno tutti un soprannome conferito loro dagli abitanti del paese, che si ispira al carattere o all’aspetto  fisico. F per esempio è conosciuto come il duca per i tratti aristocratici, B è la “principessa” perché è sempre stata bellissima, per contro  N è chiamata “Coppi” per via di una accentuata somiglianza col famoso ciclista. Poi c’è “E” chiamato “Schiappina” perché non gliene va mai bene una. Segue I detto “dio sculacciatopi” a causa del suo intercalare quando è adirato. C’è N detto “triciclo” perché dopo un incidente si è ritrovato con una gamba più corta ed è costretto ad usare il bastone assumendo una curiosa andatura che la fa assomigliare appunto ad un triciclo.
Ma forse vi sarà venuta fame e quindi entrino i camerieri con le vivande. E qui c’è già il primo incidente “diplomatico”, tutti vogliono quello che non c’è e mentre il cameriere sciorina il menu, la compagnia si scalda ed inizia uno scambio di commenti anche piuttosto coloriti naturalmente a voce alta, così tutti si girano. Finalmente si giunge ad un compromesso ossia “io prendo questo è tu prendi quello, poi tu mi dai un pò del tuo ed io faccio lo stesso.” Poi, mentre il cameriere se ne va abbastanza provato, F apre la discussione, argomento? Il PCI, cioè il partito comunista italiano, tutti gli anni l’argomento è sempre quello. Io di regola resto ad ascoltare e faccio pochi interventi sia perché mi zittiscono subito, sia perché mi rendo conto che discutono senza sapere di cosa parlano. Non sanno assolutamente niente della storia del PCI, di Bordiga Gramsci Togliatti Longo Berlinguer, dell’uscita dal partito di Ignazio Silone, l’autore di Fontamara. E man mano che la conversazione prosegue mi accorgo che il loro essere comunisti non è un fatto ideologico, una scelta fatta per una questione di condivisione col Partito. Se domando loro perché sono comunisti mi rispondono che lo sono sempre stati ma in realtà non sanno che vuol dire esattamente.
Poi si passa ad affrontare i vari problemi che affliggono l’Italia e qui non vi dico che cosa è saltato fuori. Renzi comunque è inviso a tutti. Finché si arriva al discorso “emigranti” ed ecco il botto! Tutti sono d’accordo nel asserire che è una tragedia immane, tutti sono d’accordo nel provare compassione per i morti annegati, ma appena la parola “accoglienza” viene pronunciata, scatta un corale “eh no, che restino a casa loro! Che vengono a fare qui, a portare via il lavoro a noi, vengono a rubare, a fare i delinquenti. Eppoi dove li mettiamo? Stiano a casa loro!” E siccome passare dai migranti ai ROM il passo è breve, ecco che si rincara la dose, il tutto sottolineato da questa chiosa: “sia chiaro, non sono razzista “.
Ecco questi sono i miei cognati in odore di PCI.
Per un attimo mi è parso di essere a tavola con Salvini, la Meloni e la Santanché …

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Pensate quello che più vi piace. Per me è ininfluente

11 pensieri riguardo “1° maggio, il PCI e riflessioni varie

  1. Semplicemente questo: Ognuno risponde per la propria esperienza di vita , vissuta politicamente. Nella vita si fanno delle scelte e si può cambiare strada, idee, partito ecc…cambiano gli uomini, è un continuo cambiamento…cambia persino il mondo. Personalmente ho imparato nel solco di Virgilio: Guarda, passa e non ti curar di loro; certo ci si lecca le ferite, tuttavia si va avanti, è dentro che non bisogna cambiare…per sè stessi, la propria storia, le proprie sesperienze ecc. e di questi politicanti poco mi importa. Dopo la morte di E.Berlinguer ho fatto la scelta dettata da Virgilio (sopra citata).
    Oggi, pensa non sto neanche male in niente, solo dolori dovuti all’età. E per dirla tutta sino in fondo, MI MANCA IL P.C.I., MI MANCA LA CGIL, I METALMECCANICI, K.MARX, IL CHE’. Ecco che contano questi di oggi ? solo per loro stessi, e le loro scorribande nella cosa pubblica.

    Buona domenica.

    1. Fama di loro il mondo esser non lassa;
      misericordia e giustizia li sdegna:
      non ragioniam di lor, ma guarda e passa. ” Il Che è stato (ed è ) il mio idolo come anche Berlinguer. Tu dici giustamente che si cambia, che il mondo cambia ed è vero. Dentro non bisogna cambiare e bisogna andare avanti senza curarsi di loro. Però mi sembra che anche loro tirino avanti senza curarsi di noi. Questi non sanno nemmeno cos’è la Politica, quella con la P maiuscola. Io Cmq rimango fedele alle mie idee e vado avanti aspettando tempi migliori; eppure a volte non riesco a guardare e passare oltre. La pazienza ha un limite.

  2. Ah come passa il tempo …..anni or sono quando mi chiedevano “tu sei razzista?” rispondevo “a letto mai”
    ora invece rispondo: “di più, sono misantropo”

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