La solita Barbie

Sì, proprio lei, la bambola che ha ossessionato generazioni di bambine e temo continuerà a farlo. Non mi riferisco naturalmente alle bimbe che amavano e amano giocare con lei, con quelle si va sul sicuro regalandogliene una, parlo delle bambine che, come me, per le bambole avevano ed hanno lo stesso interesse che si può avere per una blatta. E naturalmente si vedono appioppare in ogni occasione sempre la stessa famigerata pupattola.
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Ricordo con una punta di angoscia le estati passate dai nonni a Budrio, a casa loro c’era la mia cameretta disseminata di Barbie, di tutti i tipi, vestite in tutte le fogge, la casa di Barbie, il cavallo e il cane nonché l’auto di Barbie, la piscina di Barbie, la palestra di Barbie, insomma qualsiasi cosa attinente a Barbie il l’avevo.
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Ma non ero interessata a loro. Preferivo le macchinine, i Lego e i video giochi. Il massimo erano i trenini. Il mio compagno di giochi era un bimbo di nome Claudio che aveva un plastico enorme, stupendo con trenini e stazioni, case, ponti, fiumi e strade. Che però era di suo padre e noi non potevamo giocarci. Altro che la Barbie! Anche mia nonna aveva una bambola, la teneva sulla poltroncina nella sua camera da letto. Era vestita come Rossella O’ Hara, il viso di porcellana biscuit era stupendo e veniva dalla Francia… l’aveva ricevuta in dono dai cugini di Marsiglia.
Era il periodo tra gli 8 e gli 11 anni, mia nonna faceva parte di una compagnia di attori dilettanti e io andavo con lei quando andava a fare le prove. Ero affascinata dal teatro, dal palcoscenico, dalle recite. Mi piaceva soprattutto tutto quello che c’era dietro quelle recite, la scelta delle musiche e dei costumi, la regia. Insomma tutto quello che costituiva il lavoro stesso, dalla progettazione alla definitiva messa in scena. Così mi misi in testa che potevo utilizzare le mie Barbie per qualcosa di più divertente del solito stupido gioco che facevano le altre bambine.
In un attimo mi trasformai in produttore, scrittore di testi, costumista, truccatore, parrucchiere, agente, nonché regista della compagnia teatrale più singolare mai vista: tutte le mie Barbie avevano trovato una ragione d’esistere. Finché un giorno ebbi l’intuizione geniale. Misi in scena una commedia nella quale una soave fanciulla veniva rapita da una banda di tristi figuri che, dopo una serie di vicissitudini, la legavano ad un palo e la bruciavano. Tutte le mie Barbie ebbero una parte, chi maschile e chi femminile. Le truccai e le vestii con cura. Mia nonna era una sarta e mi dava strisce di stoffa che io drappeggiavo addosso alle bambole. Ma l’eroina non poteva essere una Barbie qualunque. Nonostante non ci sperassi neppure chiesi alla nonna la sua bambola di biscuit. Contro ogni previsione me la concesse ed io misi in scena lo spettacolo. Il pubblico seguiva attentamente per non perdere nessuna battuta. Arrivati al gran finale legai strettamente la bambola al piede del tavolo e le appiccai fuoco. Le fiamme si alzarono di colpo mentre un fumo acre si spargeva per la stanza. Chico, il gatto, prese a correre e a miagolare come un disperato. Mia nonna urlava mentre mio nonno versava secchi di acqua sulle fiamme. Inutile dire che la recita non ebbe successo r che fui punita in modo esemplare. Noi artisti abbiamo sempre avuto vita difficile…
Ripenso a queste cose mentre mi chiedo che tipo di giocattoli riceverà in regalo mia figlia… spero non siano Barbie, così come spero non abbia ereditato da me la passione per il teatro!

Qualche cenno sulla Barbie. La prima ha visto la luce il 9 marzo 1959. Merito di Ruth Handler che, guardando sua figlia giocare con delle bambole di carta, si rese conto che spesso le piaceva dare alle bambole dei ruoli da adulti, mentre all’epoca la maggior parte delle bambole rappresentava neonati. La signora, dimostrando un ottimo fiuto per gli affari, ne parlò col marito Elliot e gli suggerì l’idea di una linea di bambole dall’aspetto adulto. Suo marito era il co-fondatore della casa di giocattoliMattel. Alla bambola fu dato il nome della figlia degli Handler, Barbara. Barbie fece la sua apparizione nei negozi il 9 marzo 1959, vestita con un costume zebrato, e con i capelli legati con una lunga coda. Aveva i capelli neri.
Barbie è stato anche il primo giocattolo ad avere una strategia di mercato basata sulla pubblicità televisiva, strategia ripresa poi da tutti gli altri giocattoli.
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Pensate quello che più vi piace. Per me è ininfluente

8 pensieri riguardo “La solita Barbie

  1. Ciao Bambola, la storia di Barbie è parte delle notizie dal fronte o, come diceva DEGregori in cercando un altro Egitto, è solo un incubo riuscito? I trenini. quelli sì sono una delizia, sanno di viaggio e avventura, incontri e panorami,fantasie a gogò.
    Il rogo domestico è fantastico…avevi già un’anima rock. Bye

    1. La Barbie è stata un incubo e basta. Dopo aver sopportato per decenni bambole e bambolotti che rappresentavano neonati, sottintendendo così quello che doveva essere il nostro destino futuro e cioè di spose e madri, ecco le Barbie che finalmente sdoganavano questo ruolo, si poteva essere anche donne! Ma quali donne? Delle oche senza cervello che pensano solo a farsi belle e a divertirsi, tra palestre piscine feste favolose crociere viaggi abiti lussuosi e gioielli da mille e una notte! Quella che è la visione che si ha generale di una donna, o brava massaia o oca giuliva! E poi questa ipocrisia di creare bambole asessuate, i bambini non sono stupidi! Una Barbie senza passera e un Ken senza pincistrillo, che idiozia!
      I trenini invece… quanti sogni…ci credi che ancora adesso mi incanto davanti ad un passaggio a livello?

      Beh ci stava proprio…

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