Il diavolo e l’acqua santa

Rileggendo con mia madre il post di ieri, quello sulle prostitute, riflettevo insieme a lei come a volte noi mentiamo a noi stessi, consapevoli di farlo, anche se non lo vogliamo ammettere, nemmeno sotto tortura. Prendiamo mia nonna ad esempio. Come ho già detto ho passato alcuni anni della mia infanzia presso di lei. Mia nonna era un concentrato di contraddizioni, era molto devota, come ho già detto altre volte. Anche se usciva 20 volte al giorno, non perdeva occasione per entrare nella prima chiesa che incontrava sul suo cammino. Mia madre sorrideva divertita e raccontava che anche con lei si comportava così. Tutto porta a far credere che fosse una donna estremamente credente e sicuramente lo era, scrupolosamente impegnata a seguire le regole che la religione impone. Invece ecco la sorpresa! Le amiche di mia nonna!la Gisella Non erano certo dame di beneficienza, nè devote di qualche Santo, non erano neppure iscritte a qualche associazione religiosa avente come scopo qualche opera di carità. Non erano monache e neppure normali massaie timorate di Dio e sempre con la corona del Rosario in mano… Ave Maria… Eppure mia nonna era incredibilmente attratta da loro e le frequentava ed esse frequentavano casa sua. Mia nonna era sarta e le vestiva tutt’e tre. Questo in un certo senso la faceva sentire assolta dal peccato, si giustificava dicendo che dopotutto si trattava di lavoro. Ma poi si ritrovavano al bar per un caffè, dal fruttivendolo all’angolo e scambiavano qualche parola, sotto lo sguardo sgomento e accusatore della gente che la faceva arrossire. Mentre loro ammiccavano maliziosamente per l’imbarazzo di mia nonna e lanciavano occhiate di sfida verso gli altri. No, perché le amiche di mia nonna erano tre signore piuttosto disinvolte, che a modo loro si sono dedicate ad opere di carità se vogliamo chiamarle così, Ve le descrivo perchè meritano e perchè in un certo senso hanno colorato di vivacità la vita del paese. Non mi piace definirle prostitute tout court, usando una definizione soft le chiamerò “femmes a jouer”. Ecco dunque a voi la Tina, la Giuliana e la Gisella! Come le tre caravelle di Colombo hanno a che fare con la navigazione solo che c’è una piccola differenza: quelle di Colombo navigavano, queste erano navigate. L’articolo LA davanti ai nomi propri è d’obbligo nel nostro dialetto, la Novella, la Sandra ecc. Descriviamole un pò..la tina 2.la Tina, nubile, era un tipetto spumeggiante e simpatico, non molto alta ma ben proporzionata e ben fatta. In tutte le foto che mi mostra mia madre noto che ha un sorriso accattivante, in contrasto col sorriso appena accennato di mia nonna. Era insomma un donnino piacevole ed in paese era conosciuta come la Tina del Soldato. Il perchè è facile capirlo, era specializzata nell’intrattenimento delle forze armate di stanza a Budrio, che sarebbe il paese di mia nonna. Davanti alla sua porta c’era la fila dei militari che aspettavano il loro turno. Lei aveva una parola buona per tutti…e non solo una parola!
la GiulianaPassiamo alla Giuliana, soprannominata la Romantica, non perchè fosse una fanciulla particolarmente sentimentale. Il soprannome che le era stato affibbiato proveniva da una vecchia villa in stato di abbandono e semidiroccata, anzi diciamo pure che cadeva a pezzi situata appena fuori il paese. Villa che sicuramente avrà avuto tempi migliori prima che gli Americani la bombardassero e che si chiamava appunto la “Romantica”. La Giuliana si era meritata questo soprannome perchè intratteneva i suoi clienti tra le rovine di questa villa. Lo sapevano tutti in paese anche perchè bastava inforcare la bici e andare a vedere la Giuliana nel pieno delle sue “funzioni”. Come la Tina del Soldato anche la Giuliana era bella, anzi molto bella e appariscente e desiderata da tanti, sindaco compreso, perchè ci sapeva fare, ci metteva passione e fantasia ed inoltre era generosa e spesso lo faceva gratis. Era uno stacco di mora sul tipo della Cucinotta. Mia madre stravedeva per lei! Era anche un tipo originale, si dice che, vi parlo degli anni 50/55, ap pena finita la guerra, con tutte le macerie nelle strade, erano pochi i fortunati che possedevano i servizi igienici in casa, la vasca da bagno poi era un lusso per pochi privilegiati. Però c’erano i bagni pubblici ai quali la gente per una modica cifra poteva accedere e lavarsi. Ebbene narrano le cronache “mondane” che la Giuliana vi si recasse frequentemente. Entrava, attaccava alla parete una foto del suo cantante preferito, entrava nella vasca, si immergeva nell’acqua calda ed iniziava a masturbarsi gemendo e urlando come un’assatanata. Naturalmente per la gioia di quanti in quel momento stavano facendo il bagno che si lasciavano trasportare dall’atmosfera e immaginavano la Giuliana immersa nell’acqua calda…
la TinaPassiamo ora alla Gisella che passa più in secondo piano perchè era di carattere più tranquillo e riservato. Lei era conosciuta come “la Bicicletta”. Perchè questo soprannome? Perchè a differenza delle altre due che esercitavano in paese, si dedicava ai “busognosi” d’affetto che abitavano in campagna. Credete forse che solo in paese divampi la fiamma del desiderio? No! Anche tra vigne curve dai grappoli profumati, tra filari di peschi carichi di frutti vellutati, tra spighe dorate può succedere che a volte non siano solo i tarabusi o gli aironi cinerini ad alzarsi in volo… anche altri uccelli a volte puntano verso il cielo. Sono i famosi uccelli paduli così chiamati perchè volano all’altezza dei culi. Che fare allora? Quando si dice la combinazione! Ecco Gisella “La Bicicletta” arrivare in soccorso. Essa partiva di buon’ora al mattino e pedalava vigile tra i viottoli campestri, in cerca di qualche colono in stato di palese allerta. Discreta, pulita, portava conforto e anche qualcosa di più per un prezzo modico, a volte riceveva per le sue prestazioni anche polli, uova, frutta e verdura.
Ecco dunque la breve istoria di questo leggendario trio che, dalla fine della seconda guerra fino al 1960 ha portato una ventata di brio in un sonnacchioso paese della bassa Padana. A me stanno simpatiche anche se non le ho conosciute, mia madre le adorava ed aveva eletto una di loro come sua tata personale ma devo riconoscere che, per i tempi che hanno attraversato, non erano certo le persone  ideali da uscirci la domenica per andare a prendere il gelato. Eppure mia nonna era fortemente attratta da loro, nonostante la reputazione che avevano, e le frequentava, anche se dopo si sentiva in colpa. Ma come ho detto i tempi non erano ancora maturi per osare.

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Pensate quello che più vi piace. Per me è ininfluente

60 pensieri riguardo “Il diavolo e l’acqua santa

  1. me gusta mucho: non preghiere, ma opere di bene… le tre amiche erano delle vere benefattrici: Sinceramente? Mi dispiace che tua nonna non partecipasse…

    1. Opere di bene? Sei sicura di aver scritto “bene”? Mia nonna forse cercava di portarle sulla retta via. Sapessi i battibecchi con la Giuliana quando andava a provare le gonne! Lei voleva che evidenziassero il lato B, mia nonna si rifiutava seccamente perché diceva che era peccato

  2. Un’amicizia certamente trasgressiva, specie per quei tempi. Probabilmente, lavoro a parte, dovevano essere delle buone amiche, ed in quanto tali tua nonna le giudicava. Fine commento serio.
    P.s.: noto che si erano spartite il territorio. Non sarà che a tua nonna toccavano le chiese?

    1. Da che mondo è mondo il peccato ha sempre esercitato un certo fascino. Dopotutto Lucifero era un angelo scagliato da Dio all’Inferno. Quindi può darsi che in Paradiso fossero rimasti dei suoi amici che, sentendo la sua mancanza, ogni tanto volgevano un pensiero verso gli Inferi. Da questo atteggiamento potrebbe forse derivare la tendenza dell’uomo a cadere in tentazione. Egli cerca il Lucifero che ha perso. Ma questa chiaramente è una mia teoria folle da non tenere assolutamente in considerazione.

            1. Non avevo letto i commenti nella sequenza giusta e non avevo capito a quale commento si riferisse. Per comodità uso lo Smart e leggo le notifiche che sono in fila così come vengono. Oggi invece ho cercato seguendo gli articoli e così ho capito il senso della battuta. Trattandosi di te non poteva essere che così. Ma io ho le spalle robuste e resisto impavida. Del resto se avessi intuizioni geniali non starei a discutere con te, ti pare?

            2. Effettivamente me la cavo all’occorrenza. Ma, come dicevamo poc’anzi, nelle cose la passione è fondamentale e io metto sempre molta passione in quello che faccio.

    2. Non essere blasfemo. E guarda che non mi riferisco alla Chiesa che ha i suoi bravi scheletri nell’armadio, ma proprio a mia nonna che nonostante i suoi tentennamenti, era donna di provata fede e morigeratezza.

  3. Suzie, la foto delle amiche è fantastica, da mostra fotografica!!!!!
    L’aveva scattata la tua nonna? Da professionista! (di un altro tipo).
    Bocca di rosa sarebbe stata meglio in questo post. Rimettila!

    Quest’anno no, ma l’anno scorso avevo guardato un po’ di Sanremo, dopo decenni, e c’erano belle canzoni, anche se non proprio del mio genere. Per esempio, questa:

  4. Dove si dimostra che guardare non significa vedere.

    Certo é che le loro storie rimangono più vivide, perché svoltesi in tempi dove tutti sapevano di tutti, ma erano storie che avevano quel: “non so che in più” che facevano venire l’acquolina in bocca, nel parlarne. Il pettegolezzo era saporoso e si poteva ricamarci su quanto si voleva. Ora simili figure non esistono più o se esistono, le loro gesta sono perse in questo bailamme di notizie che oramai ci ha travolto.
    Sembrano quasi romantiche figure e un po’ lo sono, di antichi artigiani della cui cultura professionale se ne é persa memoria come sono sbiadite le loro effigi, se non fosse che qualcuno ha avuto la fortuna di mantenerne viva, quella memoria, fermando un attimo della loro vita.

    1. Mi è molto piaciuto quel voler definire le tre amiche “romantiche figure di antichi artigiani” con tutto quel che segue. Mi ha fatto pensare a figure felliniane.
      Ad ogni modo anche la prostituzione ha perso i suoi connotati classici. Cosa cercano veramente gli uomini dalle donnine oggi? Oggi i viados fanno una concorrenza spietata e gli uomini, ormai assuefatti a tutto, vanno da loro per provare sensazioni diverse. Sesso snaturato.

      1. Non solo snaturato. Oramai viene a mancare anche quell’aura di mistero che lo circondava. Adesso basta gironzolare un po’ in rete, ma anche sui canali tv e se non assisti ad una visita ginecologica, poco ci manca.
        Anche per vendere un chiodo del 12 ci mettono la solita donnina scollacciata.
        Il senso del pudore é un ricordo, fastidioso per giunta.
        Cosa cercano gli uomini dalle donnine oggi? Non lo sanno neppure loro.
        Troppa confusione in tutti i sensi e nella confusione dei ruoli e dei sessi qualcuno ci guadagna. Anche nel mantenere tale confusione.

        1. Quello che mi preoccupa sono queste ragazzine che si vendono per potersi permettere il cellulare ultimo modello, gli abiti firmati. E lo fanno con un cinismo ributtante perché sono già morte dentro. Dentro di loro è morta la spontaneità che spinge a scoprire giorno per giorno le sorprese della vita, è morta la passione che le farà diventare donne. Ma la vita ha già rubato loro tutto questo. Che cosa diventeranno?

          1. Vedi qual’è il tuo difetto? Usi la boutade dappertutto e non prendi niente sul serio. Invece io mi soffermo su ogni particolare, anche il più bislacco e indago a fondo. Parlavamo prima delle felici intuizioni? Per quanto possa sembrare assurdo questa volta l’hai avuta tu. E’ con viva e vibrante soddisfazione che ho il piacere di annunciarti che la patata rossiniana ha proprio a che fare con il musicista Rossini. Intanto è una patata D.O.P. e viene coltivata a Budrio in un terreno di proprietà della Fondazione Rossini di Pesaro. La suddetta Fondazione l’ha ricevuta in eredità proprio da Rossini, che l’aveva comprata a Budrio. Ed ha deciso di affittarla ai giovani coltivatori del paese. Da qui il nome della patata.
            Come vedi ci sei andato vicino.

        1. Brava suzie, 30e lode. Io confesso di saperlo solo perché il mio “compagno” è uno dei musicologi della fondazione Rossini. E per questo so anche dove si mangia il gelato migliore di Pesaro.

            1. Era in pieno centro ma mi dicono che si sia spostata banalmente sul lungomare. File infinite ma ne vale la pena.

    1. Don Marino Barreto junior. Era un cantante di colore degli anni 1958-60. Ma non ne sono sicura. Contavo di guardare su YouTube per vedere chi era.

  5. Ogni tempo ha la sua storia. Quello che appariva ardito ieri è norma oggi. Domani avverrà lo stesso, con quanto appare ardito oggi (ben poco, ormai).
    Qualcuno dice che, tassandole, si risolveranno i problemi del paese, o quasi.
    Perbacco: stiam proprio andando a…
    :mrgreen:

    1. Hai detto giusto, che rimane oggi di ardito, di sconvolgente? Non preoccuparti, l’uomo saprà sicuramente inventare qualcosa di mai osato prima. Se è vero che tutto l’universo è in espansione ci si espanderà anche in quel senso.

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