un bel funerale

Ehi calma, calma! Che cos’è tutto quel toccarsi furtivamente? Parlare della morte vi mette l’angoscia? E non preoccupatevi, parlarne serve per esorcizzarla un po’ e poi, diamine, finchè stiamo qui a parlarne è buon segno, no? Se poi volete continuare a toccarvi continuate pure tanto … anche  se vi toccate, prima o poi vi tocca.
Che poi scusate se apro uma parentesi polemica. Possibile che voi uomini dobbiate essere favoriti anche in “quello”? Voglio dire, noi donne che ci tocchiamo? L’ocarina di Tarzan? Va beh, parliamo di funerali. Anzi del funerale di una mia cognata, colta da un infarto nel sonno. Tipo estremamente interessante, battuta sempre pronta, arguta, tagliente, cinica, intelligente con in più quel pizzico di furbizia montanara che non guasta. Ultimamente perdeva colpi con la memoria, forse un Alzheimer incalzante cominciava a farsi sentire…SE n’è andata, meglio così, le è stato risparmiata tanta sofferenza. Ricordo che all’inizio di settembre abbiamo festeggiato al ristorante tutti insieme il suo compleanno, una bella tavolata di figli, nipoti, fratelli e cognati Ricordo che le hanno scattato tante fotografie, anche dai tavoli vicini. Questo per una particolarità, mia cognata assomigliava moltissimo alla regina Elisabetta, era il suo ritratto spiccicato.
Ma veniamo al funerale. Ho già detto che sposando mio marito mi sono accollata il peso di un branco di cognati decisamente divertenti, ciascuno per conto suo, figurarsi in compagnia! E poi che ne sono già morti 4. Saltiamo il funerale in sé e puntiamo i riflettori sul vedovo, Alberto, da tutti conosciuto come Bertino, un ometto segaligno e impertinente che ne ha per tutti. C’è voluta tutta la pazienza della buon’anima per sopportarlo. Tra le varie sfacettature della perfida personalità dell’uomo vorrei mettere in luce quella che è forse la più illuminante per metterne a fuoco il totale menefreghismo. A parte i vari segni di impazienza durante il funerale, appena usciti dal cimitero se n’è uscito così:
“Bene ragazzi, che ne direste se andassimo tutti a mangiare da Carletto?” Carletto è una rinomata trattoria del paese. Fortunatamente tutti i presenti hanno fatto una faccia eloquente, “da Carletto! Andiamo Bertino, con Anna ancora calda vorresti andare da Carletto? Non è carino, che direbbe la gente?” Ci si preoccupa cioè della gente e non della povera Anna. Bertino si stringe nelle spalle quando interviene la nuora che dice di passare da casa sua, dove hanno già preparato uno spuntino, una cosina semplice, così, tanto per ringraziare chi ha voluto partecipare al loro dolore.
Ed eccoci dunque a casa del figlio e consorte dove ci accoglie un tripudio di manicaretti da far invidia anche a Carletto. E tutti cominciano a far lavorare le mandibole incuranti della povera Anna, che tanto lei non può più farlo, poverina.Tutti tranne il vedovo inconsolabile! Che durante il ritorno, non si sa bene perché, cha avuto un sussulto di pietà per la defunta ed ha sussurrato “seppellitemi con lei”. Arrivato a casa del figlio si accascia sulla sedia e torcendosi le mani esclama, anzi no, declama:
“Non la rivedrò mai più, la mia Anna” Tutti lo guardiamo stupefatti, chi l’avrebbe mai detto? Ma allora anche lui ha un cuore!
Si avvicina con aria compassionevole la nuora…..Papà, non faccia così…lei non mangia da due giorni, vuole assaggiare qualcosa? La povera Anna ne sarebbe felice, mi creda”. “Sì sì” annuiscono con la bocca piena gli astanti. Il vedovo: “no no, non chiedetemi questo”
La nuora: “Ma un po’ di brodo….”
“per carità! Ci mancherebbe altro!” e subito dopo:”Brodo di dado?”
“Ma quale dado! Brodo di carne come piace a te. Ti ci facciamo la stracciatella che ti tira su….”
“Ma non so, ho come un groppo qui….Brodo di carne? Non ci sono per caso i tortellini? Giusto due, tanto per mandare giù qualcosa….”
Alla terza scodella di tortellini passa un intimo con un vassoio di panini al salame. il vedovo alza finalmente la testa dalla scodella e, soffocando un ruttino, esclama:
“lo riconosco, è il salame che abbiamo confezionato io e Anna! Datemi un panino per favore che lo mangio alla sua salute!” Si avvicina una cognata sorridendo e gli allunga anche un panino alla mortadella che lui afferra al volo, sempre per compiacere la povera Anna. E mentre attorno volteggiano compunti ma non troppo i congiunti lasciando al loro passaggio scie di profumi invitanti, si sente il botto! Qualcuno ha stappato il Cartizze….
Evviva! Ci voleva proprio, alla tua salute, Anna!

funerale4

(se può servire, visto che c’è la crisi…)

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Pensate quello che più vi piace. Per me è ininfluente

20 pensieri riguardo “un bel funerale

    1. Avrai notato, spero, che ho volutamente sorvolato sulla vaga, ma non troppo, allusione al fatto che 4 cognati sono già passati a miglior vita. Non,, 1 # penserai mica che porto sfiga, vero?

  1. Post gustoso, praticamente un manicaretto, sempre alla salute della buonanima. Ma una volta non si faceva così, che ci si riuniva per una bella mangiata? In fondo la morte fa parte dell’esistenza e va presa per quello che è: un momento di trasformazione della materia. A proposito, l’altro ieri, qualcuno si è imbattuto nel mio blog usando come termine di ricerca “funerali di Mura Guido”. Volevo farne un post, ma sono un po’ troppo impegnato in questi giorni. Approfitto dell’occasione, comunque, per smentire ogni diceria sulla mia dipartita. La mia momentanea assenza dal web non è un motivo sufficiente per considerarmi già cadavere 🙂

    1. Ah ah ah… è proprio il caso di toccarsi allora 😄 quello che conta è poter dimostrare che si sbagliano.
      Ti ringrazio per l’apprezzamento. La morte è un argomento delicato da affrontare; non ricordo chi sia stato a dire che è sciocco aver paura della morte perché quando ci siamo noi non c’è lei e quando c’è lei non ci siamo noi.
      Io sono favorevole anche alla musica ai funerali.

    1. Cerchiamo di capirci. Tu puoi fare quello che vuoi a patto che sia coerente. Ti parlo di un paese di montagna, come tanti, che ha le sue regole e le sue tradizioni, come tutti. Chi va contro queste e segnato a dito e lo sarà per sempre, nel bene e nel male, a seconda delle circostanze. In questo caso si tratta di un funerale. I casi sono due, o scegli la cerimonia classica, oppure quella più disinvolta. Scartiamo subito la seconda ipotesi, il funerale in chiave allegra non è ancora entrato nella nostra ottica, anche perché stiamo parlando di gente over 70 che ci tiene alla facciata, allora tu devi mantenere un certo atteggiamento per tutta la durata della cerimonia, dopodiché a esequie avvenute, ti ritiri fra le mura discrete di una casa e lì tra pochi intimi se ti va potrai darti alla pazza gioia. E’ un comportamento ipocrita, d’accordo, ma le regole sono quelle e guai a chi le infrange! Quindi non puoi alternare momenti di compunta commozione ad altri di ilare consapevolezza dell’esserti liberato di un peso. Non puoi prima stare quasi sul punto di svenire e subito dopo all’uscita dalla chiesa proporre un “vinassa, vinassa e fiaschi de vin”. Le regole vanno rispettate. A tavola sì, ma non al ristorante. E poi è tutto un gioco sottile di equilibri che io francamente non condivido ma che a volte sono costretta ad accettare.

  2. In occasione dei funerali nei paesi anglosassoni si seppellisce il caro estinto e poi si mangia e si beve in suo onore. E’ un usanza che permette ai famigliari rimasti e agli amici di ricordare e di rinsaldare i legami che a vario titolo si sono intessuti quando il defunto era in vita. Credo che sia segno di civiltà sociale e quindi da applicare con le regole sociali in vigore.

    1. Anche questa è una bella usanza. Quello che vorrei fosse arrivato è che bello ricordare il caro estinto anche mangiando bevendo e cantando. Magari ricordando episodi di quando era in vita… magari anche in trattoria ma senza raccontare barzellette da caserma né tanto meno mettersi a ballare allegramente il famigerato “ballo del qua qua” appositamente richiesto al pianista del piano bar.

      1. Forse si guarda proprio all’aspetto diciamo “ludico” dell’insieme. Invece proprio intorno al tavolo che si può ricordare e meglio una persona. Nè ci si deve sfondare di cibo, né intonare canti o intrecciare danze. Semplicemente mangiando e mantenendo la conversazione su quei temi che sono stati condivisi con il caro estinto.

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