la Web Tax

Noi italiani siamo fatti così, se non ci complichiamo le cose non siamo contenti. Ci danniamo per studiare qualcosa che ci consenta poi di brontolare, di accusare, di invocare punizioni bibliche. Ed ecco infatti che, a forza di spremersi le meningi, qualcuno dei nostri politici, sempre loro (e chi se no?) ha un’idea meravigliosa! Facciamo la tassa sul Web, la Web Tax! Che cos’è la Web Tax? Ce lo spiega con abbondanza di particolari sul sito http://HDBLOG.IT Valerio di Carlo, in un articolo datato 15 dicemnbre 2013. Articolo al quale mi attengo rigorosamente e che voi potete andare a leggere per intero al link di cui sopra.

Che cos’è dunque la Web Tax ? Con il termine “Web Tax” (o “Google Tax” si fa riferimento all’emendamento 1.1702  che ha come firmatari un manipolo di onorevoli di varia provenienza, PD, SEL, misto e che è stato approvato  grazie all’intervento del suo paladino, Francesco Boccia (PD), e una larga maggioranza di voti (tra cui 78 deputati grillini).

Qual’è lo scopo di questo emendamento? L’intento è quello di ostacolare la vita ai big del commercio elettronico – Google, Amazon, Yahoo!, Facebook, Apple e co. – che da sempre attuano metodi per eludere il fisco stabilendo la propria attività in Irlanda o in Lussemburgo, dove le aliquote sui profitti sono da primato europeo (12,5% contro il 50%+ in Italia). L’atto è stato pubblicizzato come rivincita tutta italiana contro le potenti multinazionali straniere e i loro paradisi fiscali. Ora l’idea di per sè non sarebbe male, peccato che rischi di danneggiare il futuro dell’Italia nel Web.

Il testo non lo scrivo, se volete potete andare sul link sopra citato e leggerlo per intero. Tenterò di riassumere per sveltire:

1) In pratica le Aziende italiane possono comprare solo da Aziende italiane

2. Gli spazi pubblicitari on line e i link sponsorizzati che appaiono nelle pagine dei risultati dei motori di ricerca devono essere acquistati esclusivamente attraverso soggetti titolari di partita IVA italiana. La disposizione si applica anche nel caso in cui l’operazione di compravendita sia stata effettuata mediante centri media, operatori terzi e soggetti inserzionisti. •Commercio elettronico diretto o indiretto: Con c.e. diretto si intende l’acquisto di un bene immateriale tramite transazione online  (es. scarico un’app sul mio telefono), con c.e indiretto si intende invece l’acquisto di beni materiali, sempre online, che richiedono una spedizione e la ricezione fisica della merce (es. compro una stampante su Amazon).

Nel secondo comma si legge invece che tutti gli spazi pubblicitari online e tutti i link sponsorizzati che vediamo sui motori di ricerca, visualizzabili da noi italiani [tutto il web, ndr.], devono esser stati acquistati tramite soggetti titolari di partita IVA italiana. In pratica: la pubblicità sui siti Web deve essere comprata in Italia!

3) Obbliga l’utilizzo di bonifico bancario o postale durante il pagamento di un servizio online, in barba a tutti i più moderni e veloci metodi di pagamento vigenti in rete.

Da tutto questo si evince che:

1) LA WEB TAX E’ DANNOSA ! In questo modo tutte le categorie saranno costrette a dotarsi di partita IVA italiana, non solo le cattive multinazionali. Questo per avere la  possibilità di vendere servizi web alle imprese italiane. Per le grandi compagnie vorrebbe dire minori profitti, per le piccole compagnie online sarebbe invece un vero e proprio muro che gli impedirebbe di offrirci i loro servizi. Il risultato sarebbe lasciare l’Italia fuori dall’economia digitale e ostacolare il settore digitale italiano, che oggi copre il 3,1% del nostro PIL (in crescita ma ancora sotto la media europea), e basa le sue risorse sulla cooperazione con aziende straniere, com’è normale che sia.

2) LA WEB TAX E’ ILLEGALE !

L’emendamento per fortuna è illegale. Come spiega anche Tim Worstall dalle colonne del Forbes, vi è un netto contrasto con il diritto comunitario europeo che prevede libertà di stabilimento e libertà di circolazione di beni e servizi tra gli stati membri dell’ UE. E che sia proprio un partito così dichiaratamente europeista come il PD a sottoscrivere una legge del genere lascia alquanto perplessi, specie se si pensa al giovane Fanucci così vicino a Renzi che già aveva bocciato la proposta. Ma si sa, agli Italiani piace fare di testa propria, chi se ne frega dell’UE? L’ UE che tra l’altro lo scorso ottobre si è data da fare per risolvere il problema della tassazione nell’economia digitale. Ma l’Italia va per conto suo, senza pensare che di quello che facciamo noi a Google gline frega una cippa! Come del resto anche agli altri. Col risultato di un’ennesima figura di c…a agli occhi degli altri.

3) LA WEB TAX E’ INUTILE ! Tutti i tentativi per distruggere le multinazionali del web sono inutili.

4) QUESTA VE LA PROPONGO PARI PARI DAL SITO PERCHE’ E’ COMPLICATA DA SPIEGARE. “La proposta ignora che la partita IVA non significa dover versare imposta sul reddito in quanto, come stabilito dal regolamento 282/2011 dell’Unione europea, la partita IVA stessa non vale come presunzione di stabile organizzazione. In sostanza, sarebbero obbligati a versare l’IVA mica a essere tassati sui redditi“.

Attualmente, sul commercio elettronico diretto di servizi online, al venditore è richiesto di pagare l’IVA al tasso del paese in cui lui risiede, non verso cui vende (sull’acquisto di un’app per iPhone si paga ad esempio il 23% di IVA all’Irlanda), a differenza del commercio elettronico indiretto (acquistando su Amazon viene giustamente applicata l’IVA italiana). L’idea geniale era quella di tassare, in un colpo solo, i redditi di questi venditori e di fargli pagare l’IVA qui in Italia. In realtà però, come abbiamo scoperto, lo stratagemma obbligherebbe questi a versare solamente l’IVA nel nostro paese. Ora potreste pensare: “è giusto che chi vende nel nostro paese, che siano scarpe o servizi online, paghi l’IVA in Italia”. Ma, come vi potrebbe far intuire il titolo di questo paragrafo, la norma si rivela anche in questo caso inutile: ci ha già pensato l’Europa! Come qui si legge, dal 1 gennaio 2015, agli acquisti online di servizi verrà applicata l’IVA del paese del compratore.

5) LA WEB TAX E’ POCO VANTAGGIOSA ! Ma a quanto ammonterebbe la cifra? Sui 300-350 milioni, che si traducono in un massimo di 15-20 milioni all’anno di prelievi sul fatturato di queste aziende. Spicci rispetto al bilancio di uno stato.

6) LA WEB TAX È’ FOLLE ! Basta che vi dica queste due cose: Si sta in pratica dicendo che ogni pubblicità online e ogni link sponsorizzato di ogni pagina Web visualizzabile sul territorio italiano debba esser stata acquistata qui in Italia. Ma “ogni pagina Web visualizzabile sule territorio italiano” vuol dire tutto il Web, tutte le 2 miliardi di pagine (levate quella decina di domini bannati in Italia) che noi, dall’Italia, col nostro browser, possiamo visitare. Praticamente si vuole obbligare tutto il mondo a offrire, a noi italiani, solo pagine con pubblicità “Made in Italy”. Come anche di dover pagare un’app con un bonifico bancario. E questo è proprio il massimo.

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Pensate quello che più vi piace. Per me è ininfluente

15 pensieri riguardo “la Web Tax

  1. Certi giorni mi rammarico perchè i giovanissimi italiani vanno all’estero. Poi leggo notizie come questa e non solo li comprendo, ma li invidio e do loro tutta la mia benedizione. In Francia risolsero le cose in modo drastico, a suo tempo, ma funzionale; ti lascio intendere a quale periodo mi riferisco.

      1. Mi sa che sono io, quando scorro il tablet. Devo provare a mettere il dito da un’altra parte ……(dai, questo è un assistenza facilissimo 😛 )

  2. Trascuri un aspetto non indifferente, costituito proprio dall’IVA. Tu ragioni da consumatore privato, che in quanto tale acquisti un bene IVA inclusa a prescindere da quale sia il paese venditore; nel commercio B2B (acquirente e venditore titolari di partita IVA), le transazioni intra comunitarie avvengono al netto di IVA. Certo l’IVA pagata è un’anticipazione, in quanto poi può essere dedotta, ma il saldo è comunque sempre a tutto vantaggio dello Stato (in quanto le deduzioni sono sempre minori del dovuto). Certo le transazioni dei privati sono molte, e generano un importante volume di affari, ma quell tra aziende muovono cifre molto più consistenti, ed il Fisco vorrebbe metterci le mani sopra.

  3. ora… vabbè.. ho comprato un libretto sull’economia, ma queste disquisizioni IVA e non Iva B2B, transazioni private che generano..etc etc…devo vedere l’indice se tratta l’argomento.
    che esiste l’IVA ed è aumentata ..lo so, magari anche di quanto, però caspita, mi avete annientato ogni entusiasmo.
    Come cazzo si fa a tassare il web… tipo tassare la luce, mi sembra di tassare l’aria … boh

    1. Dai, non esageriamo. Con la solita fantasia giornalistica l’hanno chiamata “google tax”, ma non è una tassa sul web in genere. Il Fisco tenta di tassare in Italia almeno parte delle transazioni a pagamento (acquisti di beni o servizi, acquisti di spazi pubblicitari ecc.). Quindi non si riferisce all’utilizzo del web.
      Diciamo che in linea di principio sarei anche d’accordo, i colossi con sedi in stati dalla fiscalità minima (come l’Irlanda) dovrebbero pagare in Italia i guadagni che fanno (appunto) in Italia; però lo vedo di difficile attuazione, se non si vogliono discriminare le piccole società e la libera circolazione.

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