I bambini e lo sport

Che l’attività fisica faccia bene è un dato di fatto, tonifica e rende scattante il fisico, fa bene anche al cervello che è più ossigenato, scaccia i cattivi pensieri e ci fa stare meglio. Se poi lo si pratica a livello agonistico stimola anche dal punto di vista comportamentale, aiuta ad imparare a misurarsi con gli altri, a sfruttare la propria aggressività in modo positivo rispettando il prossimo, Naturalmente tutto quanto detto vale anche per i bambini. Per tutti, secondo me vale un principio: Fare sì sport ma a patto che ci si diverta. E soprattutto non imporre ai bambini sport che loro detestano solo perché è di moda o perché quella disciplina piace a voi. E’ a lui che deve piacere.
Finito il preambolo veniamo al sodo.
Questa mattina ho accompagnato uno dei miei figli ad una visita medica. C’erano altri 2 bimbi che se ne stavano più o meno tranquilli ad aspettare il loro turno, un maschi0 e una femmina. Le mamme discutevano animatamente e voce alta, tanto che il medico è uscito un paio di volte a chiedere di fare silenzio, senza ottenere alcun risultato. Anzi ad un certo punto si sono infervorate ancora di più, la mamma del bimbo stava spiegando all’altra che da un paio di settimane suo marito e suo figlio, appena alzati, si facevano tutti gli esercizi per ottenere l’addome a tartaruga. Sicuramente chi tra di voi fa palestra sa a che cosa mi riferisco. Ho alzato la testa ed ho guardato incuriosita il bambino, un esserino magro e piallato, così magro che con un cerino gli si poteva fare benissimo una radiografia e mi sono chiesta perché mai gli facessero fare gli esercizi per avere la tartaruga. Anche mio figlio guardava il gruppo incuriosito ed a un certo punto non ha saputo trattenere una risata uscendosene con una delle sue battute: “Ma quello alle prime flessioni si “spiezza” in due!”
Le due donne si sono girate con sguardo irritato e una, guardandoci con sussiego, ha sciorinato un elenco di sport che faceva suo figlio…tennis, calcio (quello non manca mai), ciclismo, nuoto, kickboxing, te kwondo tutti a livello agonistico. L’altra, madre della bambina naturalmente non poteva perdere l’occasione per fare la sua bella figura ed ha snocciolato… naturalmente danza, sia classica che moderna, discipline che per una giovane moderna sono indispensabili, forgiano il carattere e rendono il fisico forte e aggraziato allo stesso tempo; poi nuoto, ginnastica artistica, equitazione, volley e karatè, che bisogna imparare a difendersi nella vita. Mio figlio li guardava allibito, sicuramente, guardando la femmina che sembrava una modella di Botero, cercava di immaginarsela in una piroetta con volteggio e l’immagine che gli si presentava doveva essere piuttosto comica. Difatti si è avvicinato a me ed ha sussurrato: “ma ci vuole una gru per sollevarla”. Però il tono non era abbastanza basso e tutti hanno sentito, purtroppo anche la bambina che gli si è parata davanti e con un faccino indispettito ha sibilato “brutto stronzo”. Al che mio figlio, messo da parte il suo aplomb, le ha sparato in faccia “balenottera spiaggiata” Ho rimproverato mio figlio e chiesto scusa alla balenottera….pardon, alla bimba e mi sono buttata sulle discipline sportive testè elencate. Mi hanno chiesto se per caso mio figlio facesse qualche sport. Ho risposto che faceva nuoto regolarmente, ma soprattutto studiava e faceva “il bambino”.

Ecco, io veramente non capisco questa mania del figlio/a impegnato sportivamente ad ogni costo. E lo studio? E il divertimento puro e semplice, devono anche giocare questi bambini! Ma no, ora ci vuole assolutamente l’addome a tartaruga! Mi è rimasto comunque l’interrogativo della balenottera spiaggiata, capisco balenottera ma perché spiaggiata?
“Mamma, ma ti devo dire tutto io? Una balenottera che volteggia nell’acqua è aggraziata, una spiaggiata se ne sta immobile ed è goffa. Capito?

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Pensate quello che più vi piace. Per me è ininfluente

29 pensieri riguardo “I bambini e lo sport

    1. Ma certo. Che poi bisogna vedere i genitori come si infiammano quando ci sono le gare. Si agitano come ossessi, bestemmiano. Insultano, incitano, sembrano pazzi! Ho visto dei papà venire alle mani ad una gara di nuoto per una gara. Gente che rimproverava i figli perché non se la sentivano di entrare in acqua!

    1. Io ho chiesto ai miei figli se desideravano praticare qualche sport e visto che l’acqua piace a tutti, tranne mio marito, hanno scelto il nuoto. Non li ho mai iscritti all’agonismo, ma ho assistito a gare. Da non credere, roba da stadio, mancano gli ultras e poi siamo al completo.

  1. Io la pargola voglio iscriverla a un corso di nuoto, così poi quando andiamo in piscina insieme possiamo sguazzare all’unisono, ma prima le ho chiesto se è d’accordo… e mia figlia non ha ancora 4 anni!
    Fra l’altro pretendere che un bambino che evidentemente non è fisicamente adeguato faccia determinate attività sportive è assurdo… mia figlia non è certo una balenottera, ma se dovesse chiedermi di fare danza sarei in imbarazzo, visto che è decisamente troppo “massiccia” per quella disciplina…

    1. Anche se ti diranno che un bambino può entrare in acqua anche a 4/5 anni aspetta ancora che ne abbia almeno 6 e chiedile se se la sente. E una volta iniziato, anche se dovesse dimostrare doti adatte alla competizione, evita di farle fare l’agonismo. E’ tutto di guadagnato per te ma soprattutto per lei. A meno che non sia lei ad volerlo fare. Che impari a stare a suo agio nell’acqua e che si diverta, questo è importante.

      1. Su questo non concordo. Un bambino può entrare in acqua a qualunque età. Noi nati in paesi di mare ci cresciamo, nell’acqua. Purchè sia un “entrare in acqua”, non un competere per gare di nuoto.

        1. D’accordo se lo fai per divertimento, come al mare. Ma quando iscrivi il bimbo an piscina, dopo la prima settimana di tavoletta, l’istruttore ti sa già dire che grado di acquaticità ha tuo figlio e ti chiede se ti va di iscriverlo alla squadra agonistica. E’ ovvio che non inizierà subito a fare le gare, ma intanto cominceranno ad inculcargli il decalogo del perfetto nuotatore e lo abitueranno a vedere gli altri come avversari da battere. Intendiamoci, la competizione di per sé può anche essere utile per il formarsi del carattere, ma non deve essere una cosa esagerata come fanno loro. E i genitori soprattutto. Insomma, se il figlio si rifiuta di entrare in acqua perché durante la gara si è sentito male, i genitori non devono aggredirlo dicendo “tu ora entri di nuovo e a quelli spacchi il c..o!” Al massimo dirai che la prossima volta andrà meglio. E poi ci sono gli allenamenti massacranti, tutti i pomeriggi in piscina, dalle 14 alle 19. Ma scherziamo? E quando studiano? Quando si divertono? Quando fanno i bambini?

      2. Per la verità, il corso per bambini in età prescolare della piscina vicino casa è più a livello “facciamoli sguazzare e vediamo se imparano a stare a galla”, quindi molto adatto a lei 🙂
        Io sono la persona meno competitiva del mondo, lei in questo mi somiglia… caso mai potrebbe essere il padre a spingere, ma visto che lui tempo per portarla e andarla a prendere non ce l’ha la cosa la gestisco io 😉

  2. Boh. Voi dei paesi di terra siete strani…ahahahah.
    Io da piccolo andavo in piscina (all’aperto… forse il problema è che da voi son coperte…), ma non ho mai nemmeno pensato di fare gare. Noi facevamo tuffi, schizzavamo acqua… ci sbucciavamo la pelle di ogni parte del corpo cadendo sul bordo scivoloso nel farci i gavettoni… tutto meno che le competizioni, insomma. Io mi ci divertivo un mondo…

    1. Non siamo strani. È solo che una volta non c’ era la cultura dell’ acqua intesa come adesso, come sport. L’ acqua era un divertimento e basta. Chi nasceva in un paese di mare era fortunato. Chi nasceva all’ interno poteva contare su fiumi o laghetti che però erano pericolosi. Piscine non ce n’erano molte e per la gente andare in acqua voleva dire solo andare al mare. È proprio questione di modi di pensare.

      1. Una volta non c ‘era proprio lo sport inteso come fenomeno di massa. Si seguiva alla tv, si andava allo stadio ma a praticarlo non ci si pensava. Mi dici chi andava in palestra una volta?

      2. Mah. Diciamo che in una piscina coperta forse ci si annoia, ed è più semplice indirizzarsi verso lo sport. Essendoci più piscine, forse ora ci sono più nuotatori a livello sportivo. In generale… se esiste uno sport, ci sono degli sportivi (professionisti o meno) che lo praticano. Ed il nuoto è una disciplina antica, dunque esistevano anche prima.

  3. Più che giusto che i bambini facciano i bambini.Che si annoino, che giochino con quattro cose trovate o con il gioco che più preferiscono. Personalmente ho giocato tanto e ho fatto il bambino e non sono mai stato spinto allo sport nè tanto meno alla competizione. Forse é per questo che non sono molto competitivo, o forse é la mia indole, non so, non me ne sono mai curato molto. A suo tempo ho praticato prima basket e poi rugby, anche agonistico, ma ho sempre cercato di anteporre il divertimento al resto. Ho visto padri e madri scannarsi ai bordi del campo da gioco, anche insultare i bambini degli altri e non paghi, anche i propri. Si sa … la madre del cretino figlia sempre e la cretineria é ereditaria.
    Comunque plaudo al giovane Susetto … se é spiaggata é immobile … la balena.
    Nell’acqua ha la sua grazia … forse surdimensionata, ma ce l’ha e i documentari in proposito ne sono testimoni.

    1. Ma certo, baci pure chi le pare, anzi mi unisco a lei e bacio anch’io.
      Oggi in questo blog è la giornata mondiale del bacio amichevole. Approfittatene!

  4. Arrivo tardi per competere anche io? 😛
    In effetti la differenza è proprio tra sport, agonismo e competizione. Io ho praticato una lista quasi interminabile di sport, un paio anche a livello agonistico, ma forse ero troppo poco competitivo in quanto ho sempre preso come riferimento solo le mie prestazioni e non quelle di altri. Molti adulti sono competitivi, basti guardare i “pirla” che competono in auto con chiunque per guadagnare una posizione al semaforo, e se non sono in grado di esserlo nello sport riversano la competizione sui figli (si sa che la gente da buoni consigli, se non può più dare il cattivo esempio).

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